La storia del tessile segna profondamente lo sviluppo produttivo della città sin dal Medio Evo.
Già alla fine del ‘400 più di metà della popolazione urbana era attiva nelle operazioni di battitura, sbiancatura, asciugatura, coloratura, rifinitura, tessitura.
Attorno a queste attività principlai si svilupparono inoltre lavorazioni agricole in stretta relazione con esse, come la coltivazione del “gualdo”, una pianta per la tintura in azzurro.
La dimensione dell’azienda era quella di piccola bottega familiare, che appaltava il lavoro a tessitori a domicilio. L’orientamento produttivo dei mercanti-imprenditori chieresi puntava sul largo consumo, per avvalersi del contenimento dei costi di produzione e di manodopera poco specializzata.
La produzione , fiorente nel ‘400 e ‘500, ristagnò a aprtire dalla seconda metà del ‘600.
Chieri ebbe una ripresa produttiva importante a partire dall’inzio del XIX secolo, anche grazie all’introduzione del telaio Jacquard intorno al 1830.
Nel 1822 erano censiti 38 opifici per tessitura con 470 macchine “a mano”, nel 1892 gli opifici erano diminuiti a 17, ma era aumentata la dotazione media di ognuno a 50 telai.
Nei decenni successivi l’industria tessile chierese continuò a progredire, sebbene ancora sempre collegata ad una rete di piccole tessiture domestiche, a gestione familiare.
Oggi la produzione tessile occupa un posto meno rilevante nel tessuto produttivo cittadino, molte rimangono comunque le testimonianze di una storia lunga e importante.